
Sovraindebitamento: il Tribunale di Isernia sospende la vendita della casa di una giovane donna grazie alla procedura di composizione della crisi
26 Giugno 2025
Patti predivorzili: la Cassazione apre alla validità degli accordi tra coniugi sulla crisi futura
30 Luglio 2025L’analisi on chain è oggi uno degli strumenti più importanti e determinanti nel campo delle investigazioni su reati legati alle criptovalute, in particolare nei casi di truffa online, frodi finanziarie, schemi Ponzi e attività di riciclaggio tramite tecnologia blockchain.
A differenza dei canali bancari tradizionali, dove gli spostamenti di denaro avvengono attraverso circuiti centralizzati e controllati da istituzioni vigilate, i trasferimenti in Bitcoin, Ethereum, USDT o altre valute digitali avvengono su reti decentralizzate e pseudonime. Ciò comporta che, se da un lato ogni transazione è pubblicamente registrata, dall’altro non è immediatamente riconducibile a una persona fisica o giuridica.
È in questo contesto che entra in gioco l’analisi on chain, cioè l’indagine tecnica e sistematica delle movimentazioni registrate sulla blockchain allo scopo di ricostruire i flussi di denaro digitale e risalire, nei casi più fortunati, ai soggetti responsabili o beneficiari finali delle somme sottratte.
Come funziona l’analisi on chain
L’analisi on chain si avvale di strumenti tecnologici avanzati che consentono di esaminare le informazioni pubblicamente disponibili sulla blockchain: ogni transazione, ogni wallet coinvolto, ogni collegamento tra indirizzi.
Tramite software specializzati – come Chainalysis, Elliptic, Crystal Blockchain o CipherTrace – si effettua una tracciatura dei flussi in ingresso e in uscita da uno o più indirizzi wallet. Viene creata una mappa dei movimenti, e si individuano i cosiddetti cluster (insiemi di indirizzi controllati congiuntamente), le interazioni con exchange, bridge, mixer e altri strumenti utilizzati per dissimulare la provenienza illecita dei fondi.
Una corretta analisi consente di:
– risalire all’indirizzo che ha ricevuto la somma truffata;
– ricostruire il percorso seguito dai fondi attraverso ulteriori indirizzi;
– identificare eventuali exchange centralizzati (Binance, Kraken, KuCoin, Bitfinex, ecc.) presso cui i fondi sono stati depositati;
– attribuire indirizzi a soggetti noti quando questi sono pubblici o legati a profili KYC;
– evidenziare pattern sospetti tipici del riciclaggio (es. utilizzo di mixer, rapidità di spostamento, suddivisione in piccoli importi);
– stilare un report tecnico utilizzabile in sede giudiziaria.
Importanza nei casi di truffa in criptovalute
Nelle truffe crypto – tra cui gli ormai noti fake broker, schemi piramidali, cloud mining fittizi, phishing via wallet Metamask o richieste di pagamento in USDT per “sbloccare profitti” – le criptovalute vengono sottratte attraverso transazioni irreversibili.
Molti investitori si trovano con un wallet svuotato o con transazioni non autorizzate. La denuncia presentata alle autorità, se priva di supporto tecnico, rischia di concludersi con archiviazione per mancanza di elementi utili a identificare i responsabili.
Ecco perché l’analisi on chain è indispensabile. Non è sufficiente dichiarare “sono stato truffato”, ma occorre fornire la prova documentale della transazione, l’identificazione dell’hash di movimento, il wallet di destinazione, la successiva catena di trasferimenti e la potenziale identificabilità dei soggetti coinvolti.
Cosa può emergere da un’analisi on chain ben eseguita
Spesso il risultato dell’indagine on chain consente di:
– identificare un wallet associato a più truffe o già segnalato in database investigativi internazionali;
– documentare la ripartizione dei fondi tra più soggetti (coinvolgendo potenziali concorrenti nel reato, ex art. 110 c.p.);
– scoprire che le somme sono state riversate su exchange europei o americani (da cui si può ottenere la conservazione e il sequestro dei fondi, previo ordine del Giudice);
– richiedere l’attivazione di rogatorie internazionali o convenzioni multilaterali come quella di Budapest sulla criminalità informatica.
Utilizzo legale del report: denunce e sequestri
Il report on chain ha un valore probatorio cruciale. Può essere allegato a:
– denuncia-querela per truffa (art. 640 c.p.), truffa informatica (art. 640-ter c.p.), accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter c.p.), riciclaggio (art. 648-bis c.p.), autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.);
– istanza di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. del wallet identificato;
– richiesta di attivazione dei canali internazionali per la localizzazione dei fondi;
– domanda di tutela risarcitoria anche in sede civile.
La giurisprudenza italiana si è già espressa favorevolmente sull’utilizzo di questi strumenti. Si veda, ad esempio, Tribunale di Firenze, decreto di sequestro del 16.11.2022, che ha riconosciuto la validità del tracciamento blockchain per disporre il congelamento di wallet presso exchange esteri.
Conclusioni: senza analisi on chain si resta senza difesa
Senza una analisi on chain professionale e tempestiva, ogni tentativo di recupero delle criptovalute sottratte rimane vano. Le Procure, oberate e spesso non dotate di strumenti adeguati, hanno bisogno di un supporto tecnico preciso per agire.
Lo Studio Legale Giammatteo, da anni in prima linea nel settore delle truffe crypto, collabora con esperti informatici e forensic analysts certificati, offrendo:
– valutazione preliminare gratuita;
– redazione della denuncia/querela articolata e fondata su base probatoria;
– accompagnamento nella richiesta di sequestro e nei procedimenti civili o penali di recupero;
– assistenza nella tutela internazionale dei diritti lesi.
Per maggiori informazioni, per inviare la documentazione necessaria o per richiedere un’analisi tecnica del tuo caso, è possibile contattare lo studio oppure visitare il sito ufficiale www.giammatteo.it.
Link Utili:










