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Giurisprudenza

Congelamento e sequestro delle criptovalute oggetto di truffa: funzionamento dei wallet, ruolo delle chiavi e poteri dell’Autorità Giudiziaria

20 novembre 2025

L’aumento esponenziale delle truffe in materia di criptovalute ha reso necessario l’approfondimento tecnico-giuridico dei meccanismi con cui l’Autorità Giudiziaria può intervenire per congelare , sequestrare e…

L’aumento esponenziale delle truffe in materia di criptovalute ha reso necessario l’approfondimento tecnico-giuridico dei meccanismi con cui l’Autorità Giudiziaria può intervenire per congelare, sequestrare e successivamente restituire all’avente diritto gli asset digitali illecitamente sottratti. L’assetto normativo italiano, pur non specificamente modellato sulle criptovalute, consente interventi efficaci attraverso l’applicazione delle norme generali del codice penale e di procedura penale relative al sequestro probatorio, preventivo e conservativo.

Per comprendere come sia possibile “bloccare” le criptovalute oggetto di truffa è necessario chiarire preliminarmente la natura tecnica del wallet, il ruolo delle chiavi pubbliche e private e il modo in cui esse si interfacciano con gli strumenti processuali a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Il funzionamento tecnico del wallet

Un wallet è un software o dispositivo hardware che consente di gestire criptovalute.
Contrariamente a quanto spesso si crede, il wallet non contiene materialmente i token, ma conserva le chiavi crittografiche che permettono di movimentare gli asset registrati sulla blockchain.

Chiave pubblica

È l’indirizzo del wallet, visibile sulla blockchain.
Funzione:

Chiave privata

È un codice segreto che consente al titolare di disporre delle criptovalute collegate all’indirizzo pubblico.
Funzione:

Dal punto di vista giuridico, la chiave privata è assimilabile a uno strumento di disponibilità materiale del bene, poiché consente la movimentazione del valore digitalizzato.

 Perché i wallet dei truffatori sono individuabili

La blockchain, sebbene pseudonima, è un registro immutabile e pubblico.
Una volta individuato un wallet utilizzato per una truffa, l’Autorità Giudiziaria può:

Questa caratteristica tecnica permette l’applicazione degli strumenti di sequestro.

 Il sequestro delle chiavi private e delle criptovalute

Le criptovalute sono beni economicamente valutabili e pienamente sequestrabili.

La giurisprudenza italiana ha chiarito che: le criptovalute sono beni suscettibili di sequestro ai sensi dell’art. 253 c.p.p., ritenendo legittimo il sequestro dell’hardware wallet e delle chiavi private.

Inoltre ha ribadito che le criptovalute costituiscono “beni immateriali a rilevanza economica” e possono essere oggetto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p.

Questi precedenti giurisprudenziali reali sanciscono un principio fondamentale:
l’Autorità Giudiziaria può sottrarre ai truffatori il controllo dei wallet attraverso il sequestro delle chiavi private.

Come si congela tecnicamente un wallet

Il “congelamento” delle criptovalute non avviene sulla blockchain (che non prevede un vero freeze interno), ma tramite tre modalità tecniche e giuridiche:

4.1. Sequestro della chiave privata

Se la chiave privata è sequestrata (art. 253 c.p.p.):

Questa è la modalità più efficace.

Congelamento tramite exchange

Se le criptovalute sono depositate presso un exchange (Binance, Coinbase, Kraken, ecc.), l’Autorità Giudiziaria può emettere decreto di sequestro ex art. 321 c.p.p. a carico della piattaforma.

La piattaforma ha l’obbligo giuridico di:

In alcuni casi è necessaria rogatoria internazionale.

Congelamento tramite ordine giudiziario ai nodi o ai custodi

In caso di custodian, wallet aziendali o servizi centralizzati, l’Autorità può imporre:

Verifica della provenienza e tracciamento

Una volta congelate le somme, la Polizia Giudiziaria effettua attività di analisi:

Questo consente di stabilire quali somme appartengono al singolo danneggiato.

Restituzione delle criptovalute all’avente diritto

Quando la provenienza è accertata, l’Autorità Giudiziaria può procedere alla restituzione ai sensi:

La giurisprudenza applica criteri rigorosi:

Conclusioni

Il sequestro delle criptovalute oggetto di truffa è pienamente possibile e giuridicamente fondato.
La combinazione di:

consente all’Autorità Giudiziaria di congelare, ricostruire e restituire gli asset alle vittime.

La complessità tecnica richiede una sinergia tra competenze giuridiche e competenze digitali, ma gli strumenti normativi esistono e sono già stati applicati in casi concreti, come confermato dalla stessa Cassazione con numerose decisioni.

Vedi anche:

Recupero fondi crypto
Operazione Cagliostro
DT Coin – Indagine di Spoleto  Come denunciare una truffa online Ministero della Giustizia – Normativa e Codice di Procedura Penale
Banca d’Italia – Documenti su cripto-attività e rischi
CONSOB – Avvertenze su investimenti e cripto-rischi
Guardia di Finanza – Cybercrime e indagini finanziarie