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24 Gennaio 2026Negli ultimi mesi si sta diffondendo una pratica truffaldina particolarmente insidiosa nel settore delle criptovalute, che colpisce soprattutto le vittime di precedenti frodi finanziarie. Si tratta di una evoluzione della cosiddetta seconda fase della truffa, comunemente nota come fase di “recovery”, nella quale il truffatore contatta la vittima promettendo il recupero delle somme già sottratte. Se in passato tali telefonate provenivano da sedicenti funzionari della blockchain, da falsi operatori di autorità di vigilanza o da inesistenti organismi internazionali di controllo, oggi la tecnica si è ulteriormente raffinata.
La nuova modalità prevede che i truffatori si presentino come titolari o rappresentanti di importanti studi legali, apparentemente strutturati e altamente specializzati in materia di criptovalute e cripto-truffe. Il contatto avviene quasi sempre tramite una telefonata proveniente da un numero di telefonia mobile italiano, circostanza che induce la vittima a ritenere il soggetto affidabile e operante sul territorio nazionale. A ciò si aggiunge la presenza di un sito web professionale, di indirizzi email dedicati e di un linguaggio studiato per trasmettere competenza, autorevolezza e una presunta finalità di giustizia e tutela del danneggiato.
La costruzione della fiducia e il rischio per le vittime
Questa tecnica consente al truffatore di instaurare un rapporto fiduciario particolarmente forte, facendo leva sul ruolo sociale dell’avvocato e sulla naturale propensione della vittima a confidare in un operatore del diritto. Il sedicente professionista prospetta azioni legali, collaborazioni con autorità estere, procedure di sequestro o sblocco di wallet, chiedendo tuttavia il pagamento anticipato di compensi, spese o imposte fittizie. Una volta versate le somme richieste, il contatto si interrompe o prosegue con ulteriori richieste di denaro, aggravando il danno economico e psicologico già subito.
È fondamentale chiarire che tali condotte nulla hanno a che vedere con l’attività forense lecita e rappresentano una vera e propria truffa aggravata, spesso accompagnata da usurpazione di identità professionale. In numerosi casi, infatti, i truffatori si appropriano indebitamente di nomi, fotografie e dati di studi legali realmente esistenti, operando all’insaputa dei veri titolari.
Come verificare se un avvocato è reale e regolarmente iscritto
Il primo e più importante controllo consiste nel verificare che l’avvocato sia effettivamente iscritto a un Albo professionale italiano. Tale verifica può essere effettuata consultando la banca dati ufficiale del Consiglio Nazionale Forense (CNF), accessibile pubblicamente, che consente di accertare l’iscrizione, il Foro di appartenenza e lo stato dell’esercizio professionale. L’assenza del nominativo o la presenza di dati incongruenti costituiscono un primo, serio campanello d’allarme.
È altresì opportuno esaminare con estrema attenzione il sito web dello studio legale. Un sito conforme alla normativa italiana deve riportare in modo chiaro e completo i dati identificativi obbligatori, quali la partita IVA, il codice fiscale, la sede fisica in Italia, un recapito telefonico fisso, nonché gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità civile professionale. La mancanza anche solo di uno di questi elementi, oppure la presenza di informazioni vaghe o difficilmente verificabili, deve indurre a sospendere ogni rapporto.
Un ulteriore indice di inattendibilità è rappresentato da testi generici, ripetitivi o palesemente mal tradotti, spesso frutto di traduzioni automatiche, che non descrivono casi concreti né esperienze professionali reali. I siti dei falsi studi legali tendono a utilizzare formule stereotipate e promesse irrealistiche di recupero totale e rapido delle somme, in aperto contrasto con la prudenza che caratterizza l’attività forense autentica.
Recensioni online e verifiche presso l’Ordine degli Avvocati
Un controllo utile riguarda la presenza di recensioni certificate su piattaforme indipendenti come Google o Trustpilot. Le recensioni presenti esclusivamente sul sito dello studio non offrono alcuna garanzia di attendibilità, poiché possono essere facilmente autoprodotte o manipolate. Al contrario, la presenza di un numero significativo di recensioni verificabili su piattaforme esterne, coerenti nel tempo e nei contenuti, costituisce un elemento di maggiore affidabilità, pur non essendo di per sé decisivo.
Un’ulteriore e spesso risolutiva verifica consiste nel contattare direttamente l’Ordine degli Avvocati del Foro di presunta appartenenza del professionista. Gli Ordini forensi sono in grado di fornire informazioni sull’effettiva esistenza dello studio, sulla corrispondenza dei recapiti e, in alcuni casi, di segnalare l’esistenza di tentativi di usurpazione di identità già noti. Questa prassi è particolarmente importante poiché, come dimostrano numerosi casi recenti, i truffatori utilizzano dati di studi realmente esistenti senza che i titolari ne siano minimamente a conoscenza.
Un principio fondamentale da non dimenticare
È bene tenere sempre presente un principio cardine dell’attività forense: nessun avvocato serio e regolarmente iscritto contatta telefonicamente potenziali clienti per proporsi in una pratica di recupero di criptovalute o per offrire servizi legali non richiesti. Ogni contatto spontaneo, soprattutto se accompagnato da richieste economiche anticipate e da promesse di esiti certi, deve essere considerato con estrema diffidenza.
La prevenzione, l’informazione corretta e la verifica puntuale delle fonti restano gli strumenti più efficaci per difendersi da queste nuove forme di truffa. In caso di dubbio, è sempre consigliabile rivolgersi a uno studio legale di fiducia o richiedere un parere preliminare prima di assumere qualsiasi impegno economico.
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